Analisi di alcuni aspetti salienti della gestione del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani a Minturno.
Il problema del servizio per la raccolta dei rifiuti solidi urbani è una questione fondamentale nella vita amministrativa di un ente locale come il Comune.
I costi per l’espletamento di tale servizio sono tali da rappresentare una ragguardevole percentuale del budget complessivo del bilancio comunale.
Inoltre, con l’introduzione della tariffa già prevista dal decreto Ronchi, per il prossimo anno ci saranno ulteriori aumenti che saranno tutti a carico dei cittadini.
Per questa ragione non è possibile tergiversare oltre evitando di affrontare nel Consiglio Comunale l’argomento con la necessaria attenzione e con la consapevolezza che alla vigilia dell’indizione di una nuova gara d’appalto del servizio è, quanto meno, auspicabile un’analisi di quelli che sono stati gli aspetti salienti dei rapporti tra l’Amministrazione e l’Impresa CIC e quelli che sono le note dolenti di un servizio espletato malamente e di un appalto d’insolita durata per di più ampliato numerose volte in contesti procedurali discutibili ed oscuri.
Nasce dalla considerazione di verificare gli errori commessi, per evitare di commettere ulteriori errori nel futuro, la richiesta di procedere alla discussione di questo argomento e di pervenire a delle determinazioni in materia di rifiuti solidi urbani.
Non posso sottacere, però, che si è pervenuti a questa discussione in aula, su un argomento così importante, solo attraverso una richiesta specifica dei Consiglieri comunali di minoranza e con circa due mesi di ritardo.
Questa vergognosa noncuranza da parte della maggioranza deve far riflettere e ci impone di analizzare la problematica nei molteplici aspetti che la connotano.
Tracciare, per somme righe, il percorso dell’appalto sulla raccolta dei rifiuti a Minturno a qualcuno apparirà inutile considerato il fatto che tutti in questa assise dovrebbero conoscere a fondo il problema, ma gioverà, in ogni caso, descrivere in maniera sintetica il percorso amministrativo che ha portato alla proroga di un servizio che, solo eufemisticamente, possiamo definire insoddisfacente.
La prima cosa che deve essere rimarcata è la durata del servizio, ben nove anni, e l’insolito avvicendarsi di quattro imprese diverse.
Ricordo ai più che l’appalto del servizio della raccolta dei rifiuti solidi urbani è stato affidato per la prima volta nel lontano 1997.
La ditta risultata vincitrice dell’appalto fu la “Accademia dell’Ambiente” che, dopo pochi mesi di attività, caratterizzati da un’insolita presenza ispettiva degli uffici comunali preposti, basti pensare che la ditta in questione ha ricevuto più addebiti in pochi mesi che tutte le restanti imprese nei successivi otto anni, decise di abbandonare il cantiere del Comune di Minturno.
Per onore del vero e pure necessario rilevare, solo per una maggiore conoscenza della problematica, che fu a seguito di una serie di attentati che la ditta vincitrice dell’appalto decise di lasciare Minturno.
Chi volesse conoscere meglio tutti i risvolti della vicenda può prendere visione degli atti della Camera, “Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse”, doc. XXII n. 40, da dove ho avuto modo di apprendere le notizie che ho appena accennato.
Ritornando esclusivamente agli aspetti amministrativi dell’argomento la Commissione Igiene Sanità ed Ambiente, da me presieduta, iniziò subito a sollevare alcune problematiche inerenti a servizi mai espletati sino allora, ma regolarmente pagati (questo pare proprio un vizio) vale a dire della raccolta, presso il domicilio degli utenti, dei rifiuti ingombranti.
La mancata raccolta e, soprattutto, il mancato invio dei rifiuti ingombranti alla discarica aveva ridotto il punto di stoccaggio in una vera e propria discarica di frigoriferi e lavatrici etc. Una montagna di elettrodomestici copriva il terreno di proprietà comunale in località Pantano Irto e tutto il lungo canale che portava a tale sito era ridotto ad una immensa discarica.
I cassoni scarrabili, posti in loco dalla ditta, per la selezione dei rifiuti differenziati, erano praticamente scomparsi sotto la coltre di rifiuti ingombranti.
La commissione consiliare sollevò il problema ed invitò l’esecutivo a sanare quella situazione di oggettivo pericolo per l’ambiente.
Un timido tentativo di risoluzione del problema non bastò nemmeno, con un investimento di circa 25.000 Euro, ad eliminare la terza parte dei rifiuti ivi ammucchiati.
L’area fu, quindi, interessata da un primo incendio.
La Commissione ritornò ancora una volta sul tema e, finalmente, riuscì a far decollare il servizio di raccolta domiciliare, su richiesta telefonica, dei rifiuti ingombranti.
A questo punto la Commissione, all’unanimità, propose di realizzare su quel terreno di proprietà comunale l’isola ecologica nonché la struttura necessaria all’Impresa per svolgere il servizio previsto nell’appalto.
Nonostante la chiara indicazione della Commissione la Giunta si fece promotrice di un progetto che prevedeva la realizzazione di un’isola ecologica presso il depuratore di Recillo.
Con deliberazione di Giunta Comunale, n. 186 del 17/07/2003, l’Amministrazione approvava il progetto esecutivo relativo ai lavori di realizzazione di una piazzola ecologica per la raccolta differenziata che doveva essere realizzata con “urgenza”. Infatti, proprio in considerazione dell’urgenza, come meglio specificato nella premessa della determinazione del responsabile del servizio, n. 166 del giorno 11/12/2003, fu indetta una trattativa privata che fu aggiudicata all’impresa “Ciufo Antonietta srl” di Minturno.
Purtroppo, a seguito di una mia recente indagine a riguardo, è emerso che l’appena citata isola ecologica, costata alla collettività 58.154,55 Euro, pur essendo stata richiesta con urgenza, non è stata mai ultimata e nonostante una variante suppletiva di lavori, non è possibile utilizzarla. In ogni caso, chiunque volesse accertarsi della veridicità di queste mie affermazioni può recarsi in località Recillo, alle spalle del vecchio depuratore e rendersi conto se è possibile continuare ancora a tollerare questo spreco di denaro pubblico.
Mentre si consumava questo spreco la discarica di rifiuti ingombranti di Pantano Irto fu interessata per la seconda volta da un incendio di origine dolosa che durò alcuni giorni. Il Consigliere Graziano, allora Sindaco di Minturno, al riguardo, a seguito di una mia interrogazione, nella quale denunciavo la presenza sotto quel terreno dei resti di migliaia di carcasse di elettrodomestici, ebbe a comunicare che, solo per riuscire a domare le fiamme, su richiesta del Comandante dei Vigili del Fuoco, fu deciso di interrare i rifiuti per spegnere le fiamme.
Comunque siano andate le cose credo che a distanza di tre anni sia giunto il momento di bonificare l’area e di renderla fruibile come area di sgambo al limitrofo canile comunale.
Apro adesso un altro penoso capitolo di questa “commedia alla traettese”.
Confesso che solo dopo l’ennesima attenta lettura della documentazione nel tempo collazionata sull’argomento ho potuto comprendere chiaramente la questione dell’isola ecologica stante la totale illogicità degli atti emanati nel tempo e considerata la follia politica generatrice di misfatti amministrativi che, nella migliore delle ipotesi, sono il frutto di un’acclarata incapacità della Giunta.
Posso affermare che questa Amministrazione, come dimostrano i fatti che stiamo valutando, non ha il senso della decenza, agisce spesso con totale disprezzo della norma e non si preoccupa di gestire la cosa pubblica tenendo presente la tutela degli interessi dei cittadini.
Questa Amministrazione, quanto e più di quella che la ha preceduta, dimostra in tutti i settori una ineguagliabile incapacità ed una preoccupante mancanza di progettualità, continua a generare una serie di atti amministrativi discutibili che spesso sono in antitesi tra di loro, però, essa conferma la sua coerente applicazione nelle attività che prevedono lo sperpero dei soldi dei cittadini.
A questo punto diventa necessario evidenziare alcune bizzarre scelte amministrative: il Comune di Minturno, pur avendo un’area di proprietà da bonificare interessata addirittura da due distinti e successivi incendi, nelle more dell’espletamento della gara per la realizzazione “con urgenza” di un isola ecologica in località Recillo, prende in fitto l’area dell’ex ASIA, sita in località San Marco, e si fa carico di bonificare il sito preso in affitto che è stracolmo di copertoni di auto e del pericolosissimo fluff che è costituito dai residui delle rottamazioni delle automobili.
Un primo aspetto da valutare è che l’Amministrazione prende in affitto tale immobile “in ragione del pubblico interesse ampiamente descritto nella proposta del curatore fallimentare” (è pazzesco! solo a Minturno si fa propria la valutazione di interesse di pubblica utilità fatta da un curatore fallimentare che è ovviamente “interessato” a piazzare l’immobile in curatela!)
Andiamo per ordine e prendiamo atto di alcune preziose amenità offerteci dalla premiata ditta “Spendi & Spandi sas di Sardelli Giuseppe & Co.”.
In data 26/11/2003, è paradossale la coincidenza, sia il Comune di Minturno che la società “Clin Industrie Città spa” ovvero la meglio conosciuta CIC, chiedevano al curatore fallimentare dott. Supino la concessione in affitto del capannone e dell’area dell’ex ASIA al prezzo di 1.350 Euro mensili, inoltre, entrambi i richiedenti, oltre ad offrire nello stesso giorno la stessa somma, si facevano carico della bonifica dei rifiuti presenti nell’immobile.
Mi sono chiesto ed ora chiedo a voi tutti: a che cosa serviva affittare il capannone dell’ex ASIA per realizzarci l’isola ecologica e pagare 1.350 Euro mensili nonché accollarsi l’onere di spendere circa 80.000 Euro per bonificare l’area quando il Comune di Minturno è proprietario di un’area, anch’essa da bonificare, a Pantano Irto? A che cosa serviva spendere con urgenza 58.000 Euro per realizzare un’isola ecologica a Recillo quando si procedeva, in contemporanea, in direzione apposta?
Purtroppo devo dire che in questa occasione si è superato ogni limite nel momento in cui il Comune di Minturno, che, come abbiamo visto, il 26/11/2003 nello stesso giorno aveva fatto la stessa proposta di affittare a 1.350 Euro e di bonificare l’area, così come aveva proposto la CIC, con delibera della Giunta Comunale, n. 121 del 19 maggio 2004, subaffitta il tutto, proprio alla CIC, per 1.250 Euro mensili, mentre resta a carico dell’Amministrazione comunale l’onere di bonifica.
Tutto questo è scandaloso. Questa è pura follia amministrativa.
Va rilevato un’altro aspetto della vicenda che dovrebbe essere chiarito, nel contratto stipulato si evince che la proprietà dell’area appartiene alla “Cooperativa F. L. 90”.
Per quale ragione il Comune si è assunto l’onere di bonificare l’area dell’ex ASIA quando sappiamo tutti che la legge prevede che devono essere i proprietari dei terreni a provvedere alla loro bonifica?
Perché il Comune affitta un’area ad un prezzo e la subaffitta ad un prezzo minore?
Che cosa c’è dietro a questa grottesca vicenda?
Sono tutte domande che aspettano una risposta, ma un dato è inoppugnabile: l’Amministrazione comunale di Minturno ha dilapidato e sta dilapidando migliaia di Euro.
Sui disservizi possiamo soprassedere, già numerosi consiglieri altre a me, nel tempo, hanno sollevato una serie di obiezioni sulla correttezza dell’espletamento del servizio. La Commissione ha sollevato numerose lamentele, ha chiesto di fare delle verifiche, ad esempio ha chiesto più volte sin dal 2001 che venissero numerati i bidoni per la raccolta dei rifiuti, ma invano.
Nonostante le numerose lamentele non ci è dato sapere di eventuali sanzioni comminate alla ditta, ma siamo convinti, alla luce di quello che ho già detto e che dirò in seguito, che per l’ufficio preposto al controllo sul corretto svolgimento del servizio va tutto bene “madama la marchesa”.
Se sotto l’aspetto della gestione si possono sollevare numerose lamentele non ci è dato ancora conoscere il criterio mediante il quale sono stati concessi successivi ampliamenti del servizio.
Ho sollevato la mia obiezione in occasione del primo ampliamento di servizio, attuato mediante la delibera di Giunta Comunale n. 128/2003. Nella riunione della Commissione Consiliare del 12/02/2004 dichiarai e feci mettere a verbale che non era chiaro, così come non lo è ancora oggi, il metodo di calcolo dei costi dell’ampliamento del servizio della raccolta differenziata che, secondo il mio modesto parere, doveva essere effettuato utilizzando i prezzi posti a base d’asta incrementati delle rivalutazioni in base ai dati Istat. Al contrario, con la suddetta delibera, è stato concesso un ampliamento del servizio i cui costi sono scaturiti da prezzi che non si sa dove sono stati presi.
L’ulteriore ampliamento per la raccolta dei rifiuti umidi nel capoluogo e nelle frazioni collinari del Comune, istituito con delibera di Consiglio Comunale n. 42/2004, dimostra con quale perspicacia questa amministrazione persegue il fine di soddisfare le richieste della ditta CIC.
Alla CIC tutto è permesso, il personale viene assunto non in base al contratto di appalto, ma secondo logiche cui non è dato sapere, il personale, pagato con le tasse dei cittadini minturnesi, viene utilizzato anche in altri cantieri dove opera la società o addirittura viene impiegato, così come da me già denunciato, per trasportare i rifiuti di altri comuni, nello specifico Ventotene, in discarica. Coloro i quali tra il personale non si adeguano vengono mobbizzati e nessuno muove un dito. Perché?
Ritorniamo al già citato ampliamento del servizio varato con delibera consiliare n. 42/2004. Personalmente non sono mai stato d’accordo su questo tipo di ampliamento del servizio che da subito giudicai fondamentalmente illegittimo stante la durata ed i costi che lo ponevano fuori dalle casistiche previste dal DLgs 157/1997. In poche parole la legge vieta ampliamenti di servizi che superano una determinata percentuale di costo rispetto all’appalto originale e l’ampliamento di cui stiamo discutendo sta ben al di fuori della previsione normativa.
Il fatto che il servizio è stato avviato in forma sperimentale non cambia di una virgola il problema tant’è che dichiarai all’epoca, dichiarazione riportata dalla stampa locale, che l’avvio della raccolta porta a porta dei rifiuti biodegradabili, più che di un esperimento mi pareva un espediente, e oggi tutti noi abbiamo la conferma che avevo ragione.
Tutto era già previsto e deciso. A seguito di numerosi incontri finalizzati a risolvere il problema dell’adeguamento del canone di appalto fu deciso di istituire questo ampliamento del servizio. Quindi l’ampliamento dell’appalto di servizio era strumentale alla corresponsione di una cifra maggiore, non prevista dal contratto, da erogare all’impresa appaltante per “coprire i (Presunti) aumenti dei costi del servizio di igiene urbana e connessi”. (mi chiedo: che cosa sono i connessi di un appalto?)
Quanto affermo è estrapolato dalla nota, del 09/12/2004, inviata, via fax, dalla società CIC, al Comune di Minturno, che nel primo Consiglio Comunale utile partorì il servizio di raccolta porta a porta dei rifiuti biodegradabili.
Non ero presente in Consiglio Comunale al momento della votazione della delibera n. 42/2004, ma nella prima Commissione Consiliare utile, quella del 5 gennaio 2005, dichiarai che a riguardo dell’ampliamento del servizio con la raccolta porta a porta degli umidi “ci sono state delle anomalie in merito alla prassi seguita dall’amministrazione” aggiunsi in quella occasione “va ribadito che la procedura adottata per l’istituzione dell’ampliamento del servizio non pare aver avuto una prassi coerente. Infatti, sono stati adottati due ampliamenti del servizio di raccolta differenziata il primo con delibera di Giunta Comunale ed il secondo con delibera di Consiglio Comunale. In ogni caso, però, la costante è stata che questa Commissione non è stata messa in condizione di valutare gli atti tecnici ed amministrativi”.
Fino allo scorso mese di agosto, però, sembrava che non si fosse proceduto in direzione dell’ampliamento in argomento, anzi in molti erano convinti che l’Amministrazione avesse avuto un ripensamento sull’argomento, viste le forti obiezioni avanzate da più parti, invece, con mio estremo stupore all’inizio dello scorso mese di agosto ebbi modo di leggere per la prima volta, una determina, la n. 26 del 07/06/2005, pubblicata in data 05/07/2005, che rendeva chiaramente idea di quello che era successo.
Nonostante il servizio di raccolta porta a porta non era mai iniziato, tant’è che non esiste un contratto tra il Comune e la CIC come ho potuto personalmente appurare dal registro del repertorio, erano corrisposti mensilmente 21.000 Euro alla ditta.
Ho sollevato, quindi, più volte il problema in quest’aula, in Commissione Consiliare, ed ho atteso che si ponesse rimedio a quello che io ritengo un danno ingente per le casse del nostro Comune e, soprattutto, una beffa per quei cittadini che onestamente pagano le tasse per la raccolta dei rifiuti solidi urbani.
Solo dopo le mie dichiarazioni di denuncia, pubblicate nel mese di ottobre su un quotidiano locale, ha timidamente preso avvio la raccolta degli umidi anche se ad oggi nelle frazioni collinari non è stato istituito il servizio.
Infatti, il primo quantitativo di rifiuti umidi, come si rileva dal formulario FIR115800/2004, è stato raccolto il giorno 28/10/2005.
In sintesi, possiamo dire che a fronte di un costo di 252.000 Euro somma, si badi, superiore al limite previsto per l’indizione di gara a livello europeo, sono stati raccolti 30.240 Kg di rifiuti umidi ciò significa che alla fine dell’esperimento, fortemente voluto dalla Giunta Comunale, ogni chilogrammo di quei rifiuti costa alla collettività 8,30 Euro.
Continuare l’esperimento, che costa più di 500.000.000 di Lire, nonostante i dati emersi, è pura follia o lucido calcolo di interesse. Lascio a voi la scelta a riguardo, io non ho chiara la cognizione di quello che sta dietro a queste scelte scellerate ed antieconomiche.
Nonostante la fallimentare politica portata avanti sin qui, nonostante le denunce mosse a più riprese anche in quest’Aula, è stata concessa la proroga dell’appalto alla CIC e con essa anche la proroga dell’esperimento più mal riuscito della storia di questo Comune.
La proroga del servizio “sperimentale” della raccolta degli umidi nelle frazioni collinari e nel Capoluogo del Comune di Minturno appare come la ciliegina sulla torta indigesta che è stata la proroga, paventata da me già molti mesi or sono e, puntualmente, concessa alla CIC.
Cui prodest? A chi giova tutto ciò? Sicuramente non giova alle tasche dei cittadini, certamente non ne trae alcun beneficio la causa ambientalista e indubbiamente i risvolti di questa storia non daranno lustro all’immagine del nostro Comune.
Fino ad oggi i danni prodotti in questo settore dall’Amministrazione sono stati pagati dai cittadini onesti credo che è giunto il momento che si serva il conto salato anche agli autori di tutte queste magagne.
Amministrare la cosa pubblica, ottimizzando gli utili personali e caricando i costi sulle spalle dei cittadini, è troppo facile, bisogna essere consapevoli, per amministrare correttamente, di dover un giorno pagare le spese e in politica si sa è giusto pagare alla romana.
Ercole Conte