Fini da Roma ordina, An unita alla meta
E il gruppo del dissenso rientra nel partito. «Obbediamo alle indicazioni del presidente»
LATINA «Caso Cirilli»Accettate le dimissioni di Mochi, Pedrizzi incaricato della tenuta della segreteria fino al 2006
Rientra la crisi in Alleanza nazionale. Da Roma giunge l’ordine del presidente del partito Gianfranco Fini di ricompattare il partito in vista delle prossime elezioni che a detta di tutti saranno estremamente difficile. Così la maretta scoppiata in Alleanza nazionale con l’uscita del consigliere regionale Cirilli, nella foto, e l’atto d'accusa alla egemonia della coppia Mochi Zaccheo, vengono congelate nell’interesse generale e superiore del partito. E il momento critico non consente ulteriori polemiche e divisioni. Il voto della prossima primavera impone una linea rigida e una mano di ferro in una unità di intenti nell’interssse generale del paese e della provincia pontina in particolare. Il confronto tenutosi a Roma nella sede di Alleanza nazionale ha fatto scaturire un risultato importante: il tema della invasione di campo da parte di Mochi e il plus valore che ha dato alla carica di segretario provinciale del partito è stato soppesato e valutato. E il gruppo del dissenso capeggiato da Cirilli ha ottenuto il risultato che non diceva ma che sperava. Fortemente. Il presidente Fini ha chiesto le dimissioni di Giuseppe Mochi e ha chiesto che il senatore Riccardo Pedrizzi assuma il ruolo di guida morale del partito fino alla elezioni prossime ma con la ferm4ezza del commissario di ferro. Una condizione questa che ha fatto spegnere le micce della santa barbara che Cirilli aveva accuse una quindicina di giorni fa sollevando il Caso Latina in tema di pari dignità alla presenza e alle decisioni del partito. I termini sono ormai logori dalle diverse letture fatte. Cirilli aveva accusato Mochi e di riflesso lo stesso sindaco di latina Zaccheo di egemonia nel partito e di una cancellazione, di fatto, del ruolo del confronto e della verifica collegiale. Insomma Mochi e Zaccheo per il giovane rampollo della Pisana erano diventati gli interpreti, il coro, il maestro concertatore e direttore d’orchestra del partito a Latina. Insostenibile. Da qui la raccolta di una sessantina di firme alcune autorevoli per compiti istituzionali e a per spessore politico e la autosospensione del partito. Una mossa che non poteva rimanere circoscritta a Latina e che doveva essere risolta in termini brevissimi. Solo la finanziaria, l’ex Cirielli, il caso Teheran avevano rinviato l’esame alla presenza del presidente del partito. C’è stata e le conseguenze sono state radicali. Nessuno nasconde che la vecchia leadership del partito fosse sicura di un congelamento delle cose fino alla elezioni. Tutto il contrario. E il fatto che il segretario uscente, uscente non per volontà diretta, sia irraggiungibile nasconde un certo imbarazzo, naturale dopo aver cavalcano la scena politica per oltre un decennio. Silenzio anche da parte di Cirilli, il vincitore silenzioso di questo braccio di ferro. Le componenti della pagina politica romana si chiudono qui anche se si ammette che il nuovo leader di Alleanza nazionale il senatore Riccardo Pedrizzi, con l’armatura del commissario politico e con una investitura di alto spessore come quella espressa ieri, voglia gestire la vicenda a microfoni e a fari accesi. La ribalta gli si addice da quando è presidente della commissione Tesoro al Senato. Silenzio stampa fino a sabato mattina per una disamina pubblica del partito, dei suoi uomini, delle pagine buie e dei risultati acquisiti in una città e in una provincia che si definisce ancora città laboratorio della destra. Il fatto che proprio Latina abbia retto alle pressioni e alle ondate d’urto della sinistra e culminate con l’elezione di Marrazzo alle regionali, vale molto di più di un certificato di un notaio. Unica direttiva: il partito deve tornare ad essere, dice Pedrizzi, la casa de confronto e le porte devono restare aperte a tutti.
Il Tempo 11/11/2005