Piano di Utilizzo Aziendale. Progetto per la realizzazione di strutture destinate a maneggio e allevamento di equini in zona agricola ai sensi della L.R. 38/1999 e successive integrazioni.
La gestione oltre alla corretta pianificazione del territorio, è senza dubbio la garanzia più importante per l’incolumità pubblica e per il mantenimento di un ambiente in un contesto di sviluppo sostenibile. Gestire il territorio, però, presuppone una visione chiara e definita di quelle che devono essere le direttrici di sviluppo urbano e contestualmente determina gli indirizzi di tutela e di salvaguardia delle aree d’interesse naturalistico nonché di assoluta inedificabilità in quelle zone che sono sottoposte, a diverso titolo, a salvaguardia. Un’Amministrazione capace e previdente si fa forte di questi principi basilari e poggia la proprie ragioni di esistere sulla norma e sui principi di pubblico interesse e di salvaguardia del territorio. Minturno e la sua Amministrazione fanno eccezione. Questa Amministrazione invece di dettare le linee di guida di uno sviluppo armonico e sostenibile del territorio si sfianca ad inseguire le richieste di singoli cittadini o di consorterie economiche. Il Consiglio Comunale viene chiamato a deliberare variazioni o deroghe al Piano Regolatore Generale senza che, nel contempo, si provveda a comporre un quadro completo degli indirizzi da dettare al pool di professionisti incaricati di preparare il nuovo P. R. G.. Questo particolare incedere lascia presagire ulteriori danni al patrimonio ambientale che è già stato fatto bersaglio di tutta una serie di abusi perpetrati, negli anni passati, da una classe politica legata in modo indissolubile al mondo dell’edilizia che, a dispetto della ribadita vocazione turistica del territorio, costituisce il vero volano di tutta l’economia del nostro Comune. Per questa ragione accolgo con forte imbarazzo la proposta di derogare ulteriormente al PRG a esclusivo vantaggio di una non meglio precisata Azienda agricola che, su appena diecimila metri di terra, alla foce del Garigliano, a pochi metri dal mare ha deciso di realizzare un maneggio ed un allevamento di cavalli. Non mi dilungherò più di tanto sui singoli aspetti tecnici del progetto, basta un pizzico di buon senso per rendersi conto che lo spazio è limitato in angusti confini presso i quali sono presenti numerose abitazioni sulla regolarità delle quali sarebbe opportuno avviare un’approfondita verifica. Anche la posizione geografica è critica, il terreno, sul quale dovrebbe nascere la struttura, è prossimo al mare ed è inserito, in buona parte, in una naturale depressione rispetto al fiume Garigliano che scorre a poco meno di duecento metri. La realizzazione in progetto s’inserisce in un paesaggio già compromesso da rilevanti interventi antropici e la vicinanza a siti d’elevata rilevanza archeologica dovrebbe dar adito, ai competenti Uffici, ad ulteriori accertamenti. Non è un caso che il piano regolatore destini tale zona ad “E3” vale a dire a zona agricola a tutela ove è consentita la costruzione di sole pertinenze agricole, ossia di edifici necessari alla conduzione di fondi agricoli, con esclusione delle residenze.
In sottozona di P.T.P. per tale area è prevista la massima azione di tutela (....) anche attraverso le seguenti prescrizioni:
- divieto assoluto di edificazione;
- tutele specifiche per emergenza monumentale;
In termini di documentazione manca la relazione sui vincoli idrogeologici. Non esiste traccia della prescritta valutazione del rischio esondazione, ricordo ancora una volta che l’area è in parte depressa cioè si trova sotto il livello del fiume Garigliano. Poiché si tratta di area sottoposta alla tutela prevista dalla legge 42/2004, mancano anche i previsti pareri ambientali. I suddetti documenti sono importanti e fondamentali, poiché il progetto in esame prevede anche la realizzazione di un’abitazione civile da destinare a dimora del custode. Proprio su questo punto vorrei far convergere l’attenzione di quanti hanno ancora a cuore il territorio del nostro Comune, non prima, però, di aver ricordato che il PUA, che è approvato dal Comune, si realizza attraverso un’apposita convenzione che stabilisce numerosi obblighi per il richiedente dei quali, al momento, non è possibile trovare traccia nel fascicolo messo a disposizione di noi Consiglieri. Il piano aziendale, che costituisce il pilastro fondamentale di tutto il progetto proposto questa sera, prevede guarda caso la presenza di un numero di 25 cavalli. Sarà un caso che il numero di cavalli previsto corrisponde alla quantità minima ed indispensabile per poter realizzare, contestualmente alle stalle ed al maneggio, proprio una civile abitazione per il custode. C’era da aspettarselo, i tecnici che operano nel nostro comune sono stati abituati da tempi remoti all’edilizia creativa. Proprio di un caso di edilizia creativa mi sembra che ci dobbiamo occupare visto e considerato che sul terreno acquistato nel 1992 insiste già una struttura abitativa che non sappiamo se è dotata di regolare concessione. Fino al novembre dello scorso anno questo appezzamento di terreno non è stato coltivato. Finalmente, la proprietaria, che abita nell’interland napoletano, ha deciso di cambiare vita, infatti, la titolare ha deciso di condurre una vita bucolica in prossimità dell’antico tempio della dea Marica nei pressi di Minturnae. A meno di un anno dalla nascita dell’azienda, siamo qui chiamati a benedire, con la nostra autorizzazione, l’avvio della realizzazione del complesso maneggio incastonato, come una pietra preziosa, tra due ali di costruzioni e ricadente in parte in un profondo avvallamento posto sotto il livello del fiume Garigliano. Minturno, nel tempo è stata già abituata a mode di edilizia creativa, si cominciò negli anni sessanta e settanta con i danni di guerra, vale a dire volumetrie di immobili acquistati a quattro soldi sulle colline e realizzati ex novo nelle più appetibili e redditizie frazioni balneari. Successivamente, agli inizi degli anni novanta esplose la “nouvelle vague” degli annessi agricoli. Centinaia di costruzioni per gli attrezzi agricoli si sono trasformate nel tempo in dimore per diligenti agricoltori, al punto di modificare il contesto socio urbanistico del territorio. Oggi possiamo dire, riferendoci al numero di annessi agricoli presenti sul nostro territorio, che a Minturno è prevalente la popolazione impegnata nel primo settore, vale a dire in agricoltura, altro che economia basata sul turismo! Solo un timido tentativo è stato fatto attraverso l’interpretazione della Legge Regionale 6 del 2000, ma, visto la difficoltà connessa ai passaggi in Regione, ecco un nuovo strumento sperimentale, ancora in embrione, di edilizia creativa. Considerato il fatto che tale sistema innovativo si fonda sull’allevamento intensivo di equini possiamo addirittura chiamarlo: il cavallo di troia dell’edilizia minturnese del terzo millennio. Di questo passo se tutto dovesse procedere in senso positivo fino alla realizzazione della struttura, cosa che io auspico non avvenga per tutte le ragioni che ho esposto fin qui, non mi stupirei nel constatare che a Minturno nei prossimi dieci anni il rapporto tra il numero di residenti ed il numero di equini finisca per avvicinarsi sempre più, fino a superarli, ai dati censiti nella Mongolia. Prevedo già la nascita di decine e decine di maneggi atti ad ospitare venticinque cavalli con la policroma villetta del guardiano posta a bella vista sulle colline, e punteggiante le campagne minturnesi. Il mio discorso, che può apparire ai più come un’argomentazione ironica e leziosa deve, purtroppo, essere considerato come seria denuncia di un rischio probabile e concreto nelle sue conseguenze. Per questa ragione che preannuncio la mia forte avversione a tale sistema di concessione fatta al di fuori della consueta pratica amministrativa e fortemente condizionata da esigenze particolari di singoli e giammai legate ad un più generale piano di utilizzo e di sviluppo del territorio. Io mi batto per un’economia cittadina basata su un florido turismo, i nostri tecnici-amministratori ci hanno concesso di vivere in un contesto economico fortemente legato all’edilizia, stando al numero di annessi agricoli concessi dovremmo essere un popolo di contadini dediti all’agricoltura, un giorno, forse non lontano, saremo un popolo di allevatori. Se tutto questo dovesse realizzarsi non ci resterà che darci all’ippica, in fondo i cavalli non ci mancheranno.
Ercole Conte