Fini nega il commissariamento e conferma il presidente Mochi
I continui litigi tra il consigliere regionale di Alleanza nazionale, Fabrizio Cirilli e il presidente del partito provinciale sono arrivati sul tavolo nazionale. Ma Fini non ha intenzione di rispondere a logiche personali.
Dai e dai ce l'hanno fatta. Il caso Latina è approdato sul tavolo nazionale. Si è svolto ieri, a Roma, un vertice con il presidente Gianfranco Fini per trovare una soluzione ai continui dissidi che hanno spaccato in due la federazione provinciale di Alleanza nazionale. Presenti Marco Martinelli e Francesco Aracri. Nessun rappresentante di Latina è stato ammesso. L'incapacità pontina di risolvere i problemi sul territorio è come una medaglia che i politici locali tengono attaccata alla giacca per vantarsene. La guerra instaurata tra Fabrizio Cirilli e Giuseppe Mochi è sconfinata nel paradosso. Da una parte la chiusura e la scelta di auto sospendersi, dall'altra la volontà di instaurare il dialogo e salvare la faccia al partito. L'incapacità di prendere delle decisioni si evidenzia a colpi di documenti. Partendo da un calcolo puramente matematico Cirilli è stato battuto da Mochi, in quanto unico rappresentante provinciale di An, con 160 firme contro 53. Primo passo avanti per dimostrare che Alleanza nazionale riconosce ancora l'autorità del presidente scelto nel congresso del 2002. Un'occasione nella quale lo stesso Fabrizio Cirilli aveva definito Giuseppe 'Mochi come "la migliore scelta possibile, il simbolo di un ricambio generazionale inevitabile quanto necessario". In tre anni la situazione è stata stravolta. Cambiare idea e mutare la propria posizione è sintomo di intelligenza ma il metodo, nel caso del consigliere regionale, forse non è del tutto adeguato alla situazione. "Credo che siamo arrivati al paradosso – interviene Salvatore De Monaco, vice presidente provinciale di An tanto che pensare ad un commissariamento sarebbe come affermare la sconfitta di tutti noi, Cirilli compreso. Le opposizioni sono lecite e sono il sinonimo di una democrazia interna ma devono essere fatte seguendo le regole non a mezzo stampa". Insomma la stanchezza si sostituisce alla comprensione ed alla condivisione. "Le critiche mosse da Cirilli non sono del tutto infondate ma il modo in cui vengono portate avanti non ha senso – continua De Monaco – forse in tanta confusione la scelta migliore poteva essere quella di azzerare le cariche e di rimettere tutto in discussione, ruoli compresi". A fare clamore per la fazione dei dissidenti non è stata tanto l'auto sospensione quanto la decisione di mantenere il ruolo. "La coerenza avrebbe dovuto portare a lasciare anche i posti che sono stati ottenuti anche grazie al partito provinciale di Latina — continua il vice presidente di An — anche per rendere più efficace questa specie di rivolta". Certo è che, a sette mesi dal risultato ottenuto con le elezioni regionali, la carica dei 53 ha perso mordente. Le incertezze e le ambiguità con le quali la crisi interna ad Alleanza nazionale è stata gestita ha ottenuto solo un risultato. Dare un ulteriore colpo alla credibilità politica della destra pontina almeno altrettanto pesante di quella inferta dai continui litigi tra gli alleati alla Casa delle Libertà. "E' stata una guerra inopportuna fatta su un partito che — spiega Salvatore De Monaco — dopo le elezioni regionali ha evidenziato una flessione considerevole dei consensi al sud e che doveva puntare sull'unità e la condivisione degli intenti per vincere sul territorio". La scelta di un commissariamento sembra essere lontana dai pensieri di tutti. Non converrebbe a nessuno prendere questa decisione e segnare la sconfitta in un collegio, per la Camera ed il Senato, che viene considerato un . piatto allettante da tutti. Tra l'altro a Cirilli non sta bene neanche un uomo di Roma. "Bè se così fosse Io invito a ragionare perché rimandare al mittente il commissario significherebbe non accettare le scelte fatte dal presidente nazionale di An, così come – conclude Salvatore De Monaco – mi aspetto che Fabio Cirilli spieghi in consiglio il motivo per cui si è auto sospeso e non ha lasciato il ruolo di capogruppo". Ora? Le carte sono state tutte scoperte e a chi ha chiesto a gran voce che le scelte venissero fatte altrove non resta che aspettare la decisione piovuta dall'alto.