LA FABBRICA DEI DUBBI
Iniziativa Sociale prosegue la lotta a sostegno del “Comitato Civico contro l’insediamento della fabbrica d’imbarcazioni in vetroresina ubicata a Marina di Minturno”.
Nonostante una serie di denunce, anche in Consiglio Comunale, continua indisturbata, grazie anche all’appoggio di influenti personalità politiche della zona, l’attività della Ariana s.rl., fabbrica che assembla e vernicia grosse imbarcazioni in vetroresina.
I cittadini della zona lamentano la presenza, quasi quotidiana, di fastidiosissime emissioni nauseabonde che rendono l’aria irrespirabile e creano notevoli disagi alle persone.
Riportiamo di seguito alcune sentenze, e stigmatizziamo il fatto che l’Amministrazione è stata sorda, sino ad ora, alle proteste dei cittadini, che, loro malgrado, sono costretti a sopportare i fastidiosi miasmi causati dall’immissione nell’aria di sostanze potenzialmente cancerogene ed in ogni caso fastidiose e maleodoranti.
Come è stato possibile fare insediare, in una zona agricola con preesistenze archeologiche, un opificio che utilizza vernici contenenti sostanze potenzialmente tossiche?
Il capannone è stato realizzato, a suo tempo, abusivamente e non pare sia stato ancora condonato, come è possibile rilasciare ex novo l’autorizzazione a svolgere un’attività inquinante?
Può condividere una tale industria lo stesso edificio con il magazzino di una attività commerciale di stoccaggio di prodotti alimentari?
La fabbrica ha numerosi vetri rotti dai quali fuoriescono i fumi e le polveri delle lavorazioni. Intorno alla fabbrica ci sono dei campi coltivati, i prodotti provenienti da quelle coltivazioni sono sicuri?
Iniziativa Sociale sostiene la necessità di percorrere la strada di uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente e della salute dei cittadini.
Noi non siamo contrari alla fabbrica in quanto tale, ma riteniamo pericolosa, oltre che fastidiosa, la presenza dell’opificio in una zona abitata. Auspichiamo, pertanto, l’immediato spostamento della fabbrica, in un’area idonea lontana dalle abitazioni e in una struttura adatta allo scopo, anche al fine di tutelare meglio la salute degli operai.
Di seguito riportiamo il testo dell’Interrogazione del Consigliere Ercole Conte presentata il 26/09/2003.
Al Presidente del Consiglio
dott. ROMOLO DEL BALZO
Minturno lì 26/09/2003
Signor Presidente del Consiglio, Signor Sindaco e colleghi Consiglieri, l’attività del Consiglio Comunale, come tutti ben sappiamo, non si limita esclusivamente alla valutazione dell’attività del governo cittadino ed all’approvazione o meno del bilancio o meglio ancora alla determinazione delle tasse e delle tariffe comunali ma si estrinseca in numerosi altri compiti che danno all’assise municipale il ruolo di centro nevralgico e di disamina delle esigenze, delle istanze e delle aspettative di tutti i cittadini.
Il ruolo del Consiglio Comunale, quindi, deve essere anche quello di cassa di risonanza della voce della popolazione, di latore delle istanze e delle preoccupazioni dei cittadini.
È per questo motivo che ho raccolto l’istanza e fatte mie le serie preoccupazioni di un comitato spontaneo di cittadini.
Il comitato di cui parlo è costituito da cittadini che hanno una sola grave colpa ... quella, cioè, di aver costruito o di aver ricevuto in eredità una casa posta, purtroppo, a ridosso dei capannoni dell’ex OMT Officine Meccaniche in località Dogana Vecchia.
I capannoni, di cui trattiamo, oggi ospitano un’attività di produzione, lavorazione e verniciatura di grosse imbarcazioni in vetroresina e, pertanto, durante i cicli produttivi il territorio circostante l’azienda è interessato da emissioni di vapori nauseabondi e fastidiosi che rendono l’aria malsana e irrespirabile.
Ritengo, quindi, di far mie e di esternare in questa sede le perplessità di natura igienico ambientale di questi concittadini costretti a respirare e a far respirare ai propri figli i miasmi di sostanze di cui non si conoscono bene gli effetti nel tempo sulla salute.
Tralascio, opportunamente, onde evitare di intraprendere una discussione su quelli che sono i dubbi connessi all’inquinamento dell’area circostante e del relativo problema dell’oncogenesi ambientale, in quanto non sono, allo stato delle conoscenze attuali, in grado di fare affermazioni a riguardo dei rischi derivanti dall’esposizione prolungata a queste sostanze potenzialmente cancerogene.
Spetta, però, all’Amministrazione comunale farsi carico della salvaguardia della salute pubblica anche e soprattutto attraverso la prevenzione che non attiene solo allo stile di vita del singolo cittadino, ma anche a determinate forme di salvaguardia nell’uso del territorio e nel rispetto dell’ambiente.
Le tematiche dell’ambiente, il modo corretto per affrontarle non possono essere lasciate agli specialisti ma devono diventare materia di confronto in una comunità attenta e consapevole del proprio ruolo, di primaria importanza, nella tutela del proprio territorio e della salute pubblica.
In questa ottica deve muoversi l’Amministrazione comunale affinché non passino alcuni messaggi troppo rassicuranti sui danni che alcuni agenti chimici stanno facendo all’ecosistema ponendo i presupposti per le insorgenze tumorali.
L’impegno deve cominciare dalle cose a noi più vicine, dalla realtà di casa nostra dalla lettura attenta del nostro territorio, dalla salvaguardia dell’ecosistema, dalla politica ecologica dall’attente dislocazione degli impianti e delle fattispecie degli insediamenti industriali e artigianali.
Signor Sindaco, mi rivolgo a Lei in qualità di massimo esponente sul territorio in materia di salute pubblica; mi rivolgo a Lei fiducioso di un Suo sollecito intervento affinché siano effettuati da parte degli organismi competenti ogni necessario controllo, sia fugato ogni dubbio sull’ipotetica pericolosità della fabbrica e sia dato modo ai cittadini di tutelare in tutte le sedi opportune i propri diritti.
Signor Sindaco,
PREMESSO
- che presso i capannoni dell’ex ditta OMT Officine Meccaniche, vengono effettuate produzioni, lavorazioni e verniciature di grosse imbarcazioni in vetroresina, con conseguenti emissioni di vapori nauseabondi e fastidiosi che rendono malsana l’aria nei paraggi dell’opificio.
- che le sostanze utilizzate possono essere ricomprese tra quelle per le quali il D.M. Ambiente 12/7/1990 prevede valori limite di emissione.
- che le emissioni in parola si presumono oltremodo dannose per l’ambiente e la salute dei cittadini, costretti, loro malgrado, a sopportare i miasmi ed ad inalare sostanze potenzialmente cancerogene.
- che nelle vicinanze dell’Azienda di cui trattasi vi sono numerose civili abitazioni nonché attività commerciali e perfino un deposito di alimentari;
CONSIDERATO
opportuno, avere chiara visione della situazione corrente dalla quale partire, per qualsiasi azione futura, tesa a tutelare la salute dei cittadini.
CHIEDO
se non ritiene opportuno
- che sia dato mandato agli Uffici Comunali competenti, di procedere ad una verifica immediata di tutti i requisiti necessari per poter svolgere l’attività di verniciatura, al fine di poter considerare la struttura rispondente all’esigenza di tutelare l’ambiente come pure, di procedere ad eventuali richieste agli organi competenti se sono stati effettuati i controlli sulle emissioni da parte della ASL;
- chiedo altresì di essere messi a conoscenza del tipo di controllo effettuato e dei cicli di lavoro nonché del volume di produzione dell’azienda in parola;
- chiedo, infine, per quanto attiene alle competenze comunali di verificare se esistono tutte le condizioni di compatibilità urbanistica ed igienico sanitaria.
Il Consigliere Dott. Ercole Conte
In seguito alla interrogazione il Sindaco fece svolgere alcuni ulteriori controlli, ma, ad oggi, non tutte le domande hanno avuto una risposta. L’Amministrazione continua ad ignorare le istanze dei cittadini che subiscono i fastidi derivanti dalle emissioni della fabbrica.
Al fine di un quadro più preciso della questione riportiamo il testo di alcune sentenze sulle emissioni odorifere moleste:
Le emissioni odorifere moleste alle persone integrano il reato di cui all’art. 674 c.p. anche quando provengono da una industria la cui attività sia stata autorizzata. L’esistenza di una autorizzazione amministrativa per l’esercizio di un’industria è sufficiente a rimuovere un limite all’attività dell’imprenditore, ma non esonera quest’ultimo dal dovere di adottare tutte le misure consigliate dall’esperienza e dalla tecnica atte ad evitare un pregiudizio per la salute pubblica. Il fatto che l’esercizio di una attività sia autorizzata non comporta che le modalità siano lasciate alla discrezione dell’operatore economico, il quale non può invocare il carattere "necessario" delle emissioni maleodoranti (quale naturale conseguenza dell’attività autorizzata) e neppure un principio di prevalenza in danno di altri soggetti in considerazione della localizzazione dell’impianto fuori del centro abitato, in quanto anche le persone che vivono in campagna nei pressi di insediamenti produttivi hanno uguale diritto a svolgere il loro lavoro socialmente utile senza danni alla loro salute. * Cass. pen., sez. III, 24 gennaio 1995, n. 771 (ud. 21 dicembre 1994), Rinaldi.
L’esistenza di una autorizzazione amministrativa all’esercizio di una determinata attività, come pure l’avvenuta messa in opera dei dispositivi anti inquinamento previsti dalla legge, non escludono, di per sé, la configurabilità della contravvenzione di cui all’art. 674, seconda parte, c.p., quando, di fatto, le emissioni di gas, fumi o vapori superino il livello della normale tollerabilità, valutato in relazione agli effetti da esse prodotti in danno dei soggetti che in concreto le subiscono. Un tale superamento, infatti, deve ritenersi, per definizione, contrario alla legge, la quale non può che disciplinare un esercizio normale dell’attività produttiva implicante, come tale, anche la sopportazione di inconvenienti che non eccedano però, i limiti della normale tollerabilità; inconvenienti che, in assenza della norma autorizzativa, darebbero luogo all’applicabilità della sanzione penale anche quando i detti limiti non fossero superati, essendo di regola sufficiente, ai fini della sussistenza del reato, in base al testuale tenore della norma, il solo fatto che le emissioni siano atte ad offendere, imbrattare e molestare persone, senza alcun riferimento al limite della normale tollerabilità, contenuto invece nell’art. 844 c.c. * Cass. pen., sez. I, 26 maggio 1993, n. 5348 (ud. 6 aprile 1993), Dal Sasso
In ordine al reato di cui all’art. 674 c.p. (getto pericoloso di cose) devono considerarsi comprese tra le "emissioni di gas, vapori o fumo" anche le esalazioni di "odore" moleste, nauseanti o puzzolenti, ove presentino un carattere non del tutto momentaneo e siano intollerabili o almeno idonee a cagionare un fastidio fisico apprezzabile (es. nausea, disgusto) ed abbiano un impatto negativo, anche psichico, sull’esercizio delle normali attività quotidiane di lavoro e di relazione (es. necessità di tenere le finestre chiuse, difficoltà di ricevere ospiti, ecc.). * Cass. pen., sez. III, 24 gennaio 1995, n. 771 (ud. 21 dicembre 1994), Rinaldi.
Nei prossimi mesi sarà pubblicata su questo sito un’articolata relazione, con tutti i riferimenti normativi e una cronostoria contenente gli atti amministrativi inerenti alla problematica che abbiamo appena trattato.