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Le fatiche di Ercole

Ercole è il nome che i Romani hanno dato all’eroe greco Eracle. Figlio di Zeus, eroe in vita e divinità dopo la morte. Un nome impegnativo quello che porta il Consigliere Comunale di Minturno Ercole Conte, primo degli eletti nella lista di Alleanza Nazionale, componente della coalizione vincente del Sardelli primo.
Ora è il protagonista del secondo episodio che segna il cammino della neonata amministrazione minturnese. Il primo aveva visto protagonista l’U.D.C., oberato dalla mancata elezione, per pochi voti, del terzo consigliere. Rivendicando invano due assessorati in base a presunte intese preelettorali, finì con l’autoescludersi dalla Giunta municipale, pur confermando il ruolo elettivo di maggioranza. Ora tocca ad Ercole Conte rivendicare il mancato rispetto di presunti accordi relativi ad una rappresentanza alla Comunità Montana, assegnata invece ad Antonio Riccitelli, in quota U.D.C.
Ma la risposta dell’Ercole scaurese è stata stavolta apparentemente degna del nome: passaggio all’opposizione in posizione autonoma. Sembrerebbe che il Conte abbia lasciato maggioranza e partito di appartenenza per lanciarsi, secondo un’accorata dichiarazione, verso il mare aperto di un nuovo ruolo nel contesto politico minturnese.
La prima osservazione riguarda i presunti accordi, sbandierati prima dall’U.D.C. e poi, pare, dall’intera A.N.
Sembrerebbe di capire che detti accordi siano stati presi direttamente dai partiti interessati con rappresentanti titolati di Forza Italia, che si vede ora contestata per due volte.
Strano modo di operare. Le intese non vengono sottoscritte da tutta la coalizione ma contrattate informalmente dai singoli partiti con Forza Italia, un sottinteso riconoscimento di posizione subordinata.
La posizione dominante di Forza Italia deriva oltre che dai numeri anche dall’implicito atteggiamento di subordinazione degli alleati, che ne hanno consentito con la lista civica di appoggio il conseguimento della maggioranza assoluta in Consiglio, con la conseguente perdita dell’indispensabilità del ruolo di alleato.
D’altronde Forza Italia ha assegnato agli alleati quattro assessorati con un sostanziale rispetto dei rapporti di forza. Ed in generale nell’esercizio del potere lascia spazi di gestione consequenziali. Esercita però la propria posizione dominante sulle scelte politiche, a volte anche in funzione di equilibrio complessivo; il tutto in un quadro netto di sovranità limitata degli alleati nel solco di una storica memoria brezneviana.
E qui va inquadrata la posizione che ha assunto, o che sembra aver assunto, Ercole Conte.
Non una mera questione di posti, che comunque è all’apparente origine del fatto. Ma una questione di fondo sul ruolo egemonico di Forza Italia e sulla subordinazione strutturale degli alleati.
I malevoli potrebbero obiettare che a posto assegnato non sarebbe sorta alcuna questione politica. Deduzione logica e quindi formalmente obiettiva,
I benevoli possono sostenere che il “posto” è stato l’incidentale “ casus belli “ per una svolta latente da tempo. Anzi la questione della rivendicazione era funzionale  anche ad un chiarimento definitivo all’interno della stessa Alleanza Nazionale.
Morale della favola: il nostro Ercole ora dovrà dare una risposta concreta a tutte queste perplessità.
Si oppone al gruppo storicamente dominante ed inizia una lunga marcia di opposizione, da arricchire di contenuti sostanziali, per porsi in prospettiva in termini di alternativa. Il tutto anche al di là delle posizioni di partenza e dello schieramento iniziale di destra e sinistra, ingessato dal sistema elettorale maggioritario.
Un ruolo che richiede grande personalità e capacità politiche adeguate. Molti a Minturno, e non solo in A.N., ritengono che tali prerogative non siano estranee al nostro, finora presunto, eroe.
Se , come nel mito dell’Eracle greco, si appresta ad abbandonare “ una vita comoda e piacevole per una ardua e gloriosa” vuol dire che consciamente si appresta a sostenere come l’omonimo eroe “le dodici fatiche”. Nella speranza che alla fine del percorso non trovi “ la camicia di Nesso”.
Ma gli eroi sono tali anche al di là della mancata vittoria e forse proprio nella sconfitta. E, nel mito greco, forse proprio per questo vanno in Paradiso. Noto come Olimpo, all’epoca.