Intervento Consiglio Comunale del 24 settembre 2005: variazione di bilancio n. 161 del 27 luglio 2005.
Ho sempre sostenuto che la conformità dell’azione amministrativa, alla legge ed alle fonti normative interne, non può prescindere da una verifica del rispetto della legalità sostanziale da parte del Consiglio Comunale.
La garanzia di conformità dell’azione amministrativa alle leggi, allo Statuto ed ai Regolamenti Comunali è un elemento fondante degli enti pubblici.
Uno dei compiti di maggior rilevanza, esplicitamente attribuito, dall’ordinamento degli Enti locali, al Consiglio Comunale, riguarda proprio la funzione di controllo politico-amministrativo.
E’ dovere di ogni Consigliere Comunale, innanzi ad una situazione di pericolosa deriva morale, di impedire il compiersi e il reiterarsi di azioni amministrative che non sono aderenti agli enunciati normativi, al di là dell’appartenenza o meno alle diverse compagini partitiche.
In uno Stato realmente democratico, gli anticorpi di pericolose patologie politiche devono essere tali da impedire il diffondersi di pratiche amministrative irregolari che finiscono per compromettere l’azione burocratica a detrimento degli interessi dei cittadini.
Nel nostro Comune c’è ancora la speranza di una palingenesi morale, per il raggiungimento della quale, tutti coloro, che credono in un modo alternativo di concepire la politica e l’agire amministrativo, sono tenuti a partecipare per liberare la nostra città da quella cappa oppressiva che impedisce il libero dispiegarsi di energie e di idee, humus ideale di uno sviluppo economico e sociale, quantomeno auspicabile.
La discussione del bilancio, nell’ambito del Consiglio Comunale, presuppone la necessità di valutare quelle che sono le necessità finanziarie per l’anno corrente da parte del Comune.
Ovviamente, non è possibile prevedere eventuali nuove risorse o improvvisi bisogni, che si venissero a creare nel corso dei mesi successivi l’approvazione del bilancio preventivo. Per tali ragioni il legislatore ha previsto l’istituto della variazione di bilancio.
Tale atto contabile permette, quindi, di riparare, in corso d’opera, eventuali situazioni non previste in sede di varo del bilancio preventivo.
La particolarità e l’eccezionalità di questo atto amministrativo è tale che il legislatore ha previsto in capo alla giunta Comunale di predisporre la variazione di bilancio, ma tale delibera deve, pena la perdita di ogni effetto, essere approvata dal Consiglio Comunale, entro sessanta giorni.
A Minturno, invece, quello che deve essere un atto contabile di ripiego, negli anni è stato utilizzato troppe volte, in alcuni casi sono state fatte diverse variazioni di bilancio a distanza di appena una settimana l’una dall’altra.
Tutto questo fa palesare un atteggiamento disinvolto della gestione del denaro pubblico e dimostra, qualora fosse necessario, un’attitudine ad amministrare scevra da ogni riferimento ai principi di sana gestione che si riassumono nei criteri di un’azione amministrativa economica, efficiente ed efficace.
Ancora una volta, in ambito di variazione di bilancio, forse nella remota speranza di eludere il controllo dei Consiglieri Comunali, che non danno la necessaria importanza a tale atto amministrativo, è stata effettuata una somministrazione di pubblico denaro al Circolo Anziani di Scauri.
La ripetitività di tale atto, sempre in occasione di variazione di bilancio, non poteva passare, ancora una volta, inosservata.
Con tre distinte delibere di variazione di bilancio sono stati erogati contributi, alla suddetta associazione, per ben 60.000,00 Euro.
L’erogazione di questo ulteriore finanziamento di 10.000,00 Euro conferma a pieno le perplessità che ho sempre nutrito sulla effettiva regolarità delle azioni amministrative a riguardo della cessione in comodato dei locali dell’edificio n. 8 delle Sieci al Circolo Anziani di Scauri.
Sin da epoca non sospetta, pur non immaginando, nemmeno lontanamente, la mole di atti illegittimi, se non addirittura illegali, prodotti dall’Amministrazione comunale, ho sollevato i miei dubbi su un percorso che non avrebbe mai portato alla realizzazione di un Centro per gli anziani. Com’era facilmente prevedibile, a fronte di un cospicuo ricorso al denaro pubblico, non si sarebbe mai potuto utilizzare una struttura realizzata senza rispettare i normali iter tecnici e burocratici.
Io sostengo che è deleterio, per il nostro Comune, utilizzare l’area SIECI senza che ci sia, finalmente, un’opportuna valutazione di quello che potrebbe essere un impiego totale ed omogeneo di tutta l’area.
Quella che era una fabbrica di laterizi, posta al centro di Scauri, è diventata negli ultimi dieci anni una fabbrica di promesse, ovviamente, non mantenute.
All’illusione di realizzarvi la scuola della Guardia di Finanza è subentrata la chimera dell’Università del Mare che, a fronte di centinaia di migliaia di Euro, profusi dallo Stato, ha partorito una targa in ottone, posta all’ingresso del castello baronale e poco di più.
L’area delle Sieci rappresenta per Scauri un luogo di notevole valore, dovuto alla caratura urbanistica dell’area, che ne fa un elemento centrale dell’intero territorio.
Le Sieci sono un patrimonio di tutti i cittadini di Minturno e tale ricchezza non può essere dilapidata in una serie incompiuta di interventi scoordinati. E’ necessario dare all’area delle Sieci un giusto indirizzo d’impiego secondo un progetto globale di recupero e di sviluppo.
Sostengo con forza, che è fondamentale, per il futuro dell’area Sieci, promuovere un bando di Concorso internazionale d’idee per definire un piano d’intervento che possa garantire una riqualificazione urbana e territoriale, per lo sviluppo economico della città a totale beneficio dei cittadini.
Per meglio comprendere l’argomento, che stiamo trattando, bisogna ricordare, che l’intera Area e tutte le pertinenze del vecchio opificio di laterizi è stata inclusa nell’elenco specifico di cui all’art. 4 della legge del 1 giugno 1939, n. 1088, vale a dire che la struttura è stata dichiarata di interesse storico trattandosi di un esempio di archeologia industriale.
Dunque, le Sieci e tutti i suoi edifici sono stati dichiarati immobili di interesse archeologico e, quindi, alla stregua di tutto il patrimonio storico e artistico della nazione trova la propria originaria e fondamentale tutela addirittura nell’art. 9 della Costituzione.
L’edificio n. 8, nello specifico, era il locale adibito al trattamento della creta. La sua peculiare funzione, pertanto, presupponeva una speciale concezione strutturale: l’edificio aveva delle vasche al suo interno dove veniva, per l’appunto, mescolata la creta proveniente dalla cava di Penitro con quella del Garigliano.
L’immobile, a seguito dei recenti interventi, ha subito delle modificazioni strutturali tali da cancellare il ricordo storico e funzionale dell’edificio, giacché, le vasche sono state coperte con delle impalcature in legno la cui stabilità e sicurezza, in termini di un’eventuale pubblico utilizzo, non sono assolutamente accertate.
In definitiva possiamo affermare che, purtroppo, è stato modificata la struttura dell’edificio contravvenendo a quelle che sono le disposizioni in materia di tutela dei beni artistici e archeologici.
La legge, nella ristrutturazione dei beni archeologici, prevede il controllo e l’autorizzazione preventiva della sovrintendenza.
Allo stato dei fatti non esistono documenti che confermino il coinvolgimento della Soprintendenza dei beni archeologici del Lazio, anzi, non è stata mai convocata una conferenza di servizi alla quale, tra gli altri, avrebbe dovuto partecipare anche il responsabile locale della Soprintendenza.
E’ lecito sostenere che, sotto l’aspetto dello sviluppo urbanistico dell’area Sieci l’Amministrazione è stata miope. Anche per quanto riguarda il rispetto della normativa posta a tutela dei beni archeologici la stessa ha assunto una condotta irresponsabile, ma ci indigna, oltremodo, verificare l’assoluto disprezzo della Giunta della legge in materia di lavori pubblici.
La legge 109/94 e le sue successive modificazioni regolano l’attività della Pubblica Amministrazione nell’ambito delle opere pubbliche. Tale legge obbliga gli enti pubblici, nella realizzazione o nel recupero delle strutture, a seguire la prassi al fine di evitare ogni artificio che possa servire ad aggirare la normativa nazionale e comunitaria.
Dall’attenta valutazione degli atti, relativi al recupero dell’edificio n. 8, sorgono forti dubbi sull’applicazione della legge 109/94 da parte dei funzionari del Comune di Minturno.
Prima di realizzare un’opera pubblica, infatti, è necessario seguire una serie di adempimenti che garantiscono i cittadini in termini di sicurezza della realizzazione e su eventuali interventi impropri.
Brevemente ricordo che è necessario inserire l’opera pubblica che si vuole realizzare nella programmazione triennale, che deve essere votata dal Consiglio, il quale, a sua volta, stabilisce le priorità e le fonti dei finanziamenti con le quali l’Amministrazione dovrà realizzare le varie opere di interesse pubblico. Seguono l’approvazione del progetto esecutivo e l’indizione della gara.
Giova ricordare, ancora una volta, che qualora nella realizzazione sono coinvolti altre Amministrazioni è obbligatorio convocare la conferenza di servizi per valutare i pareri di tutti gli Enti che sono tenuti a vario titolo a rilasciare dei pareri o delle autorizzazioni.
Non è pleonastico ricordare, in questa sede che l’Autorità per la vigilanza sui Lavori Pubblici con Determinazione n. 22 del 30 luglio 2002, ha ribadito l’inammissibilità di procedure atipiche per la realizzazione di opere pubbliche o destinate ad un pubblico servizio, atteso che il sistema e le modalità prescelti potrebbero avere finalità o quantomeno produrre risultati elusivi della normativa interna e comunitaria in tema di opere pubbliche.
Appare evidente che i lavori per un’opera con caratteristiche analoghe al caso in argomento, qualifica ex se la natura pubblica dell’opera stessa, con la conseguenza che a tale fattispecie si deve applicare la legge quadro sui lavori pubblici, pertanto possiamo affermare che la legge 109/94 è stata più volte scientemente aggirata.
Un altro aspetto inquietante della vicenda, è dato dalla distonia tra gli atti amministrativi posti in essere e le norme che regolano la gestione contabile dei Comuni.
In base al disposto del D.lgs. 267/00, art. 175, “sono vietati i prelievi dagli stanziamenti per gli interventi finanziati con le entrate iscritte nei titoli quarto e quinto”. La legge, quindi, vieta che i fondi derivanti dal pagamento degli oneri concessori e, pertanto, iscritti al titolo IV delle entrate, siano utilizzati per pagare le spese correnti.
I proventi derivanti dal rilascio delle concessioni e delle sanzioni devono essere destinati alla realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria e sono imputati nel titolo II delle spese in conto capitale.
Il fatto che la legge finanziaria del 2005, art. 43, abbia previsto, in via del tutto straordinario, il ricorso, per i Comuni in difficoltà, all’utilizzo, nella misura del 75%, degli introiti derivanti dagli oneri concessori, conferma, l’eccezionalità dell’evento.
Quindi, se sono state utilizzate nel passato le somme imputate al titolo IV per finanziare le spese in conto corrente, quali i contributi alle associazioni, tali azioni contabili sono state affatto ortodosse.
L’utilizzo che attualmente si sta facendo dei fondi derivanti dal pagamento degli oneri concessori, per finanziare le spese correnti, chiarisce ai cittadini, una volta per tutte che, effettivamente, il Comune di Minturno si trova in grosse difficoltà economiche.
Questa allegra Amministrazione continua a dilapidare le risorse necessarie per la realizzazione di opere di urbanizzazione che sono fondamentali per lo sviluppo armonico e sostenibile della nostra città.
Se continuiamo a sperperare quei soldi per le spese correnti non ci resterà più nulla per realizzare le fogne, l’illuminazione, i marciapiedi e quant’altro necessario.
A dispetto, quindi, di quanto previsto dalla normativa, i contributi concessi per la realizzazione del Centro per Anziani sono stati finanziati con i proventi del titolo IV del bilancio.
A questo punto mi chiedo e chiedo a codesta Amministrazione: se i soldi utilizzati provengono dagli introiti finalizzati per la realizzazione di opere di urbanizzazione, come è stato possibile trasferirli come “Contributi”, liquidati al Presidente del Circolo Anziani di Scauri?
Anche in questo caso, dai dati a disposizione, sembra che la Giunta sia ricorsa al solito dipendente “disponibile”.
Ad esempio, nella variazioni di bilancio, n. 227, del 15/09/2004,i fondi destinati al circolo degli Anziani di Scauri sono giustamente imputati sul Titolo 2, Funzione 10, Servizio 04, Intervento 09 del Capitolo 490 del bilancio. In altri termini quella somma doveva essere utilizzata per finanziare la realizzazione di opere pubbliche e il funzionario competente avrebbe dovuto essere il responsabile dell’Ufficio Lavori Pubblici.
Il risultato di questo “gioco di prestigio contabile” è stato quello di mutare, contravvenendo a quanto disposto dalla normativa, il Titolo, sicché nella determina di impegno e di liquidazioni, n. 118 del 17/11/2004 tali somme sono state liquidate come “contributo” al Circolo Anziani di Scauri.
Ovviamente, tale espediente è sfuggito a tutti, ivi compresi il Responsabile del Servizio Finanziario ed il Collegio dei Revisori dei Conti.
Dopo aver tracciato le coordinate legislative, nell’ambito delle quali bisogna muoversi per comprendere a fondo la vicenda, possiamo ora definire con molta approssimazione la crono storia di questa imbarazzante vicenda amministrativa.
La “storia” ha il suo prologo alla vigilia delle scorse elezioni provinciali e da quella data ci si è avventurati in un dedalo di atti illegittimi e di illeciti amministrativi difficilmente dipanabile.
La follia demagogica portò l’allora sindaco Paolo Graziano, per ottenere un ritorno elettorale, ad inseguire le legittime aspirazioni del Circolo degli Anziani di Scauri.
Caro Graziano, col senno di poi, possiamo dire che tutti quegli sforzi erano inutili nel momento in cui chi ti doveva sostenere tramava alle tue spalle per impedire una tua affermazione, e tu ben sa chi e dove ti ha fatto mancare il suo consenso.
Pochi giorni prima delle scorse elezioni provinciali l’allora Sindaco in compagnia dell’Assessore ai Lavori Pubblici Sardelli incontrarono gli esponenti del direttivo del Circolo anziani di Scauri e promisero loro che entro pochi mesi avrebbero realizzato una struttura nell’area Sieci andando ben oltre quelle che erano le richieste fatte dai rappresentanti degli anziani.
All’assurda pretesa di dare avvio ai lavori prima delle votazioni, unico tangibile esempio di interessamento del Sindaco, il Funzionario responsabile del patrimonio e dei Lavori Pubblici si guardò bene dall’assecondare le richieste oscene dei due navigati amministratori.
Poiché il responsabile del Servizio Lavori Pubblici e patrimonio continuava a rifiutarsi di dare seguito alle richieste del Sindaco e dell’Assessore, fu, finalmente, trovato un Funzionario consenziente.
Pochi giorni dopo e precisamente il 19/05/2004, con Delibera di Giunta n. 120, furono concessi in uso, al Circolo Anziani di Scauri, i locali dell’edificio n. 8 delle Sieci, “considerato che nella frazione di Scauri sono stati (quando?) ristrutturati i locali dell’edificio n. 8, che erano adibiti al trattamento della creta nella ex fabbrica Sieci”, nella stessa delibera si affermava che tali locali “sono riutilizzabili anche per attività sociali.”.
Per quanto concerneva la regolarità tecnica, il responsabile del Servizio, (?) Carlo Frasca espresse parere favorevole.
Ovviamente il funzionario suddetto si guardò bene dal redigere, in contraddittorio con il rappresentante legale del Circolo Anziani, un verbale di consegna dell’immobile. Non è stato possibile ottenere nessuna notizia al riguardo.
Mi chiedo: chi era e chi è a tutt’oggi il responsabile del patrimonio comunale?
Perché non è stato redatto un verbale di consegna in contraddittorio?
Siamo all’inizio di una interminabile serie di menzogne amministrative poiché, tanto per iniziare, non sono mai stati eseguiti sull’edificio n. 8 delle Sieci dei lavori di manutenzione, infatti, tali locali versavano in uno stato di totale abbandono, altrimenti diventerebbe davvero difficile per il Presidente del Circolo degli Anziani, e per l’impresa che ha effettuato i lavori, dimostrare come e per quali opere effettuate si è giunti a chiedere al Comune di Minturno decine di migliaia di Euro.
Con nota del 01/07/04, acquisita in atti senza essere protocollata, il responsabile del Circolo Anziani, Guglietta Vittorio, inoltrava al Comune una richiesta di contributo nella quale “In ottemperanza a quanto predisposto dalla delibera di Giunta Comunale n. 120 del 19/05/2004” chiedeva che venisse loro concesso “un contributo adeguato per realizzare, con urgenza, le prime opere di ordinaria e straordinaria manutenzione come da preventivo” che allegava in copia.
A sostegno della richiesta di contributo il Presidente Guglietta produsse un computo metrico preventivo redatto dall’impresa Geom. Corona Daniel R. per un importo complessivo di Euro 78.957,32.
Il contributo, ovviamente fu concesso “dato atto che la somma complessiva da spendere per i lavori era di gran lunga superiore all’importo del contributo”
In quella occasione furono erogati 30.000.00 Euro, ma oggi, alla luce di questo ulteriore contributo che porta a ben sessantamila Euro la quota parte del Comune appare in tutta la sua goffaggine l’intelaiatura di questa grottesca operazione.
Nonostante la legge escluda per gli enti pubblici l’utilizzazione di moduli negoziali differenti dai contratti di appalto o di concessione di lavori pubblici, fu dato seguito a quel percorso che ha ingenerato ulteriori deragliamenti da quelli che devono essere i binari di una corretta condotta Amministrativa.
Qualcuno ha dimenticato, forse volutamente, che anche i soggetti privati in situazioni come quella che stiamo trattando sono tenuti all’applicazione della legge 109/94 e successive modificazioni.
Infatti, è il caso di ricordare che, qualora concorrano tre diversi presupposti concernenti l’importo complessivo dei lavori, la percentuale del contributo finanziario pubblico e la particolare natura dell’opera, anche i privati devono attenersi ai disposti normativi della 109/94.
La gravità del problema sta proprio nel fatto che la condotta, volutamente poco ortodossa, è stata, nel tempo, più volte reiterata e stasera si vuole ancora una volta fare avallare dal Consiglio Comunale, che se ne assume tutte le responsabilità contabili e penali, delle scelte sbagliate di due o tre persone.
Quindi, alla luce di quanto abbiamo detto possiamo affermare che:
o la ristrutturazione dell’edificio n. 8 è di natura pubblica e, pertanto, è stato scientemente aggirato quanto disposto dalla legge 109/94;
oppure si tratta di normali contributi dati al Circolo degli Anziani e, quindi, è stata anche in questo caso violata la legge poiché sono stati utilizzati, per dei contributi in conto corrente, i fondi vincolati iscritti al titolo IV delle entrate.
Appare plausibile, purtroppo, la violazione di entrambe le norme e, per questa ragione, si rende necessaria la rivisitazione di tutta la vicenda alla luce di quanto da me oggi dichiarato in questo intervento, al fine di verificare, se ce ne sono, le responsabilità di tutti coloro che a diverso titolo sono entrati a far parte di questa triste vicenda.
Quanto detto finora, dimostra che la follia demagogica di alcuni amministratori si sta trascinando malamente accumulando spese su spese, sperperi su sperperi, in un’impresa che non darà, purtroppo, com’era prevedibile, nessun risultato concreto.
Non si troverà giammai un tecnico disposto ad assumersi la responsabilità di dichiarare agibile una struttura ad uso pubblico realizzata a seguito di tutta questa lunga serie di atti illegittimi ed illeciti amministrativi.
La follia demagogica, la ricerca del facile consenso con mezzi peregrini, ignorando i principi basilari di una buona condotta amministrativa, ha fatto delle vittime più o meno innocenti. Tra queste ci sono gli Anziani del Circolo di Scauri, che sono stati circuiti per la bramosia dei voti, che hanno visto volatilizzare decine di migliaia di Euro in un’opera che non vedrà mai una definizione.
In definitiva, ricorrendo i presupposti necessari per un ulteriore approfondimento della questione da parte del Consiglio Comunale e per evitare che l’impossibilità di votare la variazione di bilancio n. 161 del 27/07/2005, provochi dei disagi ai cittadini, propongo: di escludere dalla variazione di bilancio in discussione la somma imputata al Titolo 2, Funzione 10, Servizio 04, Intervento 09 Centro di Costo 490 e di adottare nei prossimi trenta giorni, ai sensi dell’art. 175 del D.lgs. 267/00, comma 5, ogni provvedimento necessario nei rapporti che, eventualmente, sono sorti ad oggi.
La vicenda deve avere ulteriori approfondimenti, pertanto chiedo che la presente delibera di variazione di bilancio sia inviata alla Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio, all’Osservatorio Regionale di Vigilanza sui Lavori Pubblici, alla Corte dei Conti, al Collegio dei Revisori dei Conti, al Nucleo di Valutazione per i relativi opportuni, adempimenti.
Quello che è accaduto a Minturno ci insegna che non è possibile continuare a governare la cosa pubblica come se non esistessero le leggi e i vincoli normativi.
Ci insegna, altresì, che non si può continuare a decidere in due o tre persone e poi coinvolgere successivamente l’intero Consiglio Comunale in scelte illogiche ed insensate.
Mi auguro che la rivisitazione di questo percorso vizioso ingeneri nel primo cittadino la consapevolezza che Egli, al pari di tutti gli altri, non è onnipotente.
Il mio auspicio inoltre è che ai dipendenti del Comune questa triste storia insegni che non è possibile né corretto, deontologicamente parlando, soddisfare tutti i desideri di chi detiene il potere al fine di ottenere gratificazioni economiche e promozioni, altrimenti immeritate.
Al Segretario Comunale, nonché Direttore Generale dell’Ente rivolgo l’invito a valutare con serenità la rispondenza del proprio operato a quelli che devono essere i principi comportamentali della figura istituzionale che egli ricopre.
Minturno lì 24 settembre 2005.
Il Consigliere Comunale
(dott. Ercole Conte)