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Elezioni

Continuare per il bene d’Italia

Ci vuole più destra nella Casa delle libertà, ha detto Gianfranco Fini in occasione della recente assemblea programmatica di Alleanza nazionale. Ci vuole più destra ha detto il leader di AN perché in gioco il prossimo 9 aprile non c'è solo il governo del Paese, ci sono anche la stabilizzazione del giovane bipolarismo italiano e la nascita di un nuovo soggetto unitario nell'area moderata e soprattutto il futuro dell'Italia. La destra perciò dovrà avere nella prossima legislatura più forza per essere più condizionante sia sul piano politico che sul piano dei valori.

La destra politica italiana con questa legislatura, del resto, ha chiuso un ciclo storico, ha compiuto la traversata che l'ha portata a diventare compiutamente un partito di governo, europeo, moderno, assolutamente democratico per tutta l'opinione pubblica nazionale ed internazionale.

È questa la destra che sarà ancora determinante per l'appuntamento del 9 aprile. E' evidente che in questa sfida ci si gioca la democrazia dell'alternanza, il consolidamento del bipolarismo e la conseguente possibilità di portare avanti il progetto di riformismo intelligente varato in questi cinque anni di governo della Casa delle libertà. Un governo che malgrado condizioni difficili – un'eredità disastrosa ricevuta dal centrosinistra e non solo in termini di spesa pubblica – e una congiuntura internazionale tra le più problematiche degli ultimi decenni, ha conseguito risultati rilevantissimi di tutto rispetto in ogni settore della società e della vita dei cittadini.

Oltre un milione e duecentomila nuovi posti di lavoro e un tasso di disoccupazione sceso dal 10.1% sotto l'8%; l'aumento delle pensioni minime; la riduzione delle tasse e l'introduzione di una no tax area per 13 milioni di italiani; una riforma della scuola che si attendeva da decenni; la maggiore e migliore tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico; il potenziamento della sanità; l'approvazione e il finanziamento per 57 miliardi di euro di fondamentali opere infrastrutturali.

La destra è stata determinante nel perseguire e conseguire questi obiettivi, svolgendo all'interno della coalizione una funzione di equilibrio e di stabilità, tutelando gli interessi e i valori di quel blocco sociale e culturale che la destra rappresenta.

La destra poi ha difeso la vita, ha rivendicato il ruolo primario della famiglia tradizionale, ha varato una normativa sulla fecondazione medicalmente assistita che da sola potrebbe qualificare l'intera legislatura, ha detto no alla deriva zapaterista di Pacs, clonazione ed eutanasia, ha ingaggiato con strumenti adeguati la sua battaglia storica contro la droga, facendo approvare alla fine di questa legislatura una legge, che reca il nome di Gianfranco FINI, che sancisce finalmente che drogarsi non è un diritto e che colpisce duramente lo spaccio e gli spacciatori.

La nomina alla Farnesina di Fini infine ha reso chiare quali siano le posizioni della destra italiana sul piano internazionale in politica estera. Da un lato l'appoggio coerente alle politiche occidentali di intervento in Medio Oriente, dall'altro una grande attenzione a non perdere il radicamento nei valori europei e nazionali. Alleanza nazionale insomma ha sostenuto la responsabilità del patto occidentale ma non è mai scaduta all'idea dello scontro di civiltà. Il risultato è che oggi c'è un'Italia più rispettata nel mondo, che in questi cinque anni ha saputo riconquistare quella credibilità che aveva perduto in decenni di politiche equivoche.

È evidente che questo è solo l'inizio. Che in un Paese dove sono ancora fortissimi gli interessi corporativi e sindacali, dove è ancora in piedi un apparato politico, mediatico e intellettuale orientato a sinistra, tra i più massicci e faziosi di tutto l'Occidente, molto lavoro deve ancora essere fatto e che c'è bisogno di altri cinque anni di governo per completare l'opera, per fare più politiche della famiglia (con il quoziente familiare in particolare), per dare più aiuti alle imprese, per dare più potere di acquisto ai salari ed agli stipendi.

Tutto questo però lo si potrà realizzare dando più forza ad Alleanza Nazionale. Alleanza Nazionale è un partito che ha avuto il coraggio di una revisione critica profonda e sofferta, ma che non ha sacrificato nulla dei suoi valori tradizionali e che mantiene ed alimenta radici solide che non possono o non debbono gelare mai.

Basta citare solamente “La giornata del ricordo” - la giornata nazionale che oggi celebra l'odissea e la tragedia dei nostri fratelli giuliano-dalmati - per dimostrare che noi non abbiamo dimenticato e non dimentichiamo.

Basta vedere quello che siamo riusciti a rappresentare nell'ambito della coalizione sul piano culturale e di concezione della vita e del mondo: “nel 2000 – è scritto nel Programma elettorale della CDL firmato da tutti i leaders della coalizione - la Casa delle libertà è nata dalla libertà, nella libertà e per la libertà. E ' proprio questa la ragione del suo nome”…. Nel 2006 alla libertà si deve ora aggiungere un altro valore, complementare alla libertà: la sicurezza della nostra identità.

Questo può sembrare un punto difficile da spiegare, ma è un punto essenziale, perché non c'è un futuro di libertà, se si perde l'identità”. Ed Alleanza Nazionale è il partito della identità nazionale ed europea.

Alleanza Nazionale è il partito degli italiani. È la destra di questo Paese. È la sentinella, la guardia di quei principi e quei valori – la patria, la famiglia, una visione spirituale della vita e del mondo, la dignità della persona – per cui vale la pena battersi e vivere. È il riferimento di quel grande, operoso blocco sociale popolare che ha fatto grande questo Paese. E' il partito della modernizzazione intelligente in economia che deve proseguire se vogliamo governare e vincere la sfida della globalizzazione. E' il partito della innovazione istituzionale che abbiamo avviato con la riforma costituzionale. E' il partito che farà vincere il 9 aprile la Casa delle Libertà.

Di Riccardo Pedrizzi

Fonte: Intervento nella Società

Anno VIII n. 1 Gennaio-Marzo 2006