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BARRIERE ARCHITETTONICHE E BARRIERE MENTALI

Nella nostra città sono presenti ancora tante, troppe, barriere architettoniche, malgrado la legge ne imponga l’eliminazione. La rimozione delle barriere architettoniche, tra l’altro, è un diritto del cittadino costituzionalmente sancito. Nonostante la tutela costituzionale di un sacrosanto diritto assistiamo, ancora oggi, a quotidiani casi di ordinaria discriminazione dei cittadini disabili. A questo proposito è necessario riportare il tema in argomento all’attenzione dei cittadini e delle Istituzioni. La politica deve essere al servizio del cittadino e l’uomo al centro d’ogni interesse. Diviene necessario abbattere le barriere fisiche e psicologiche per la costruzione di una città migliore e più giusta. Molte persone con ridotta capacità motoria si trovano, purtroppo ad essere ancora in parte discriminati poiché le barriere poste dalla vita sono loro di impedimento nelle varie espressioni sociali, civili ed umane. Pertanto, diviene essenziale una rinnovata opera d’informazione e di sensibilizzazione, allo scopo di ridurre anche le barriere, psicologiche, che mantengono lo stato di emarginazione di questi cittadini “diversamente” abili. La problematica non deve essere pensata solo riguardo alle persone con difficoltà di deambulazione o con altre limitazioni fisiche, ma a tutti coloro che anche per motivi di età o di eventi occasionali si trovano nelle condizioni di non poter usare una scala o un servizio igienico. Costoro possono essere gli anziani, i bambini, chi è incorso in un incidente domestico o sul lavoro ecc. Alla vigilia delle scorse elezioni abbiamo verificato, in collaborazione con il Consigliere Comunale Ercole Conte, lo stato dei luoghi dei locali che avrebbero ospitato i seggi elettorali. In tale occasione ci accorgemmo che, di fronte alle urne, non tutti i cittadini sarebbero astati uguali. Infatti, alcuni di loro, purtroppo, avrebbero trovato innanzi a loro insormontabili barriere da superare. Il riscontro effettuato aveva messo in evidenza una situazione peggiore di quella immaginata in un primo momento. La situazione di per se poco lusinghiera diviene grottesca se si considera che i locali di cui si parla sono di uso pubblico e sono adibiti a centri sociali, centri per anziani o scuole elementari. I plessi delle zone collinari di Tufo e di Santa Maria Infante presenta delle barriere sulle quali difficilmente si potrà intervenire in tempi brevi. Su altri come ad esempio il plesso di via Balbo basterebbe poco per eliminare uno stato di cose di negativa sottolineatura. Il Consigliere Conte, a seguito delle nostre sollecitazioni, ha presentato una proposta, messa poi in essere dall’Assessorato ai Servizi Sociali, per consentire alle persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale il godimento del diritto di voto. A due mesi dalle elezioni ritorniamo sull’argomento. Iniziativa Sociale auspica, per il futuro, che la battaglia appena intrapresa per la soppressione delle barriere architettoniche faciliterà anche l’accesso ai disabili nella vita politica attiva. Siamo convinti che è necessario operare concretamente perché questi concittadini abbiano le stesse opportunità offerte agli altri, prestando la massima attenzione per evitare una sorta d’ingiustificato pietismo, che servirebbe solo ad aumentarne l’isolamento. Affinché le persone con disabilità abbiano “pari opportunità” nella vita di ogni giorno bisogna modificare radicalmente l’atteggiamento mentale di ciascuno di noi nei confronti del “diverso”. Siamo a circa 16 anni dall’emanazione della legge, esattamente il 1989. Dall’osservazione della realtà quotidiana, rileviamo, con rammarico, come molti uffici pubblici, ancora non hanno ottemperato alle norme contenute nella legge. Proprio dall’osservazione della realtà che noi viviamo, uffici come, alcune scuole, e la stessa sede del Comune, posti in cui ci rechiamo normalmente, non hanno ottemperato alla legge. Bisognerà, nel futuro prossimo accelerare i tempi ed avviare un piano di eliminazione delle barriere architettoniche. Minturno come tante altre città non ha, ancora, adeguato tutti gli uffici pubblici, tutti i marciapiedi, il cimitero e potremmo ancora continuare. Bisogna cambiare “forma mentis”, c’è bisogno di una vera e propria cultura delle disabilità. Si pensa ai portatori di handicap come persone da curare, da aiutare, ma non a metterli nelle condizioni, laddove è possibile, di essere completamente autonomi. Occorrerebbe un passaggio dal modello sanitario al modello sociale: in questo modo tanti altri risultati potrebbero essere raggiunti. Siamo convinti che è necessaria una maggiore collaborazione con i contesti e le realtà che vivono direttamente con i disabili e che con loro condividono esperienze e quotidianità. Il problema è che non viene dato al cittadino disabile, per esempio, la possibilità di fare le cose fanno tutti gli altri, non può il disabile usufruire di tutti i servizi che gli spetterebbero; e questo non dipende dalla legge, perché quest’ultima è stata pensata proprio per la loro integrazione. La questione è che manca la sensibilità. Una legge che non riesce a trovare le sue basi nella mediazione culturale non potrà mai essere applicata in maniera completa e corretta. È forse questo il motivo principale per cui i cittadini disabili politicamente impegnati sono ancora pochi, mentre restano tante, invece, le difficoltà con le quali, nonostante la legge, devono fare i conti ogni giorno.